Comitato Saharawi Cascina

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I campi

Vita sociale
L'organizzazione

Sin dal momento del loro arrivo, i rifugiati vengono distribuiti in 4 distinte tendopoli (El Ayoun, Smara, Dakhla e Ausserd) ciascuna delle quali assume ai fini amministrativi il nome e le funzioni di una regione (Wilaya). Ogni wilaya è divisa in 6 o 7 “province” a ognuna delle quali viene dato il nome di una provincia saharawi (daira). In questo modo, attraverso l’organizzazione spaziale dei campi, si ricrea l’identificazione ed il legame con la patria di origine.La vita nei campi è organizzata in modo che sia la popolazione a prenderne in mano gli aspetti principali. Vengono istituiti comitati popolari, formati prevalentemente da donne, affinché siano gestite la distribuzione degli aiuti alimentari, la salute, l’educazione. Quella dei campi saharawi diventa l’unica esperienza di auto-organizzazione dei profughi, altrove affidata a organismi internazionali o ad organizzazioni umanitarie. Uno sforzo particolare è rivolto all’educazione e alla sanità. Tutti i giovani hanno accesso alla scuola a livello elementare e medio, l’assistenza sanitaria è garantita a tutta la popolazione. Sono uno dei popoli più alfabetizzati di tutta l'unione africana, della quale sono vicepresidenti. La sopravvivenza dipende in massima parte dall’aiuto esterno, ma i saharawi si ingegnano a recuperare ogni tipo di risorse. I Saharawi hanno voluto costruire un’organizzazione sociale dove tutti sono chiamati ad un ruolo attivo, dove sono valorizzati gli anziani e soprattutto dove le donne condividono responsabilità a tutti i livelli.



In questo modo si evita l’instaurazione di quei meccanismi di attesa passiva, di fatalismo tipici dei campi profughi e si stimola l’ingegnosità.L’aspetto dei campi è profondamente mutato dal 1975-76 ad oggi. Le tende innalzate con pezzi di stoffa sono sostituite da teli più resistenti, e sono progressivamente arredate. Per cucinare si ricorre alle bombole di gas, per evitare la completa desertificazione della regione, del resto poverissima di arbusti. Le strutture pubbliche, scuole, dispensari, centri amministrativi sono tra le prime costruzioni in mattoni di sabbia, progressivamente ingrandite e migliorate. Quando appare evidente che la permanenza sarà lunga, accanto alle tende inizia la costruzione di piccole stanze in mattoni di sabbia, di gabinetti con fossa biologica per evitare le epidemie, di recinzioni per delimitare gli spazi e vivere in maggiore intimità. Ormai le tendopoli sono diventate villaggi in mattoni di sabbia.Fin dai primi anni si sperimentano forme di coltivazione in una regione che non aveva mai conosciuta una simile esperienza. Con l’aiuto esterno si sperimenta l’allevamento di polli, si diffonde poi il piccolo allevamento individuale di capre e cammelli. A partire dagli anni 90 il denaro comincia a circolare, consentendo di integrare l’alimentazione e l’acquisto di alcuni beni di consumo. L’illuminazione delle case è assicurata da pannelli solari. Si organizzano piccoli mercati nelle wilaya. La società saharawi è in piena mutazione.


La vita nei campi

Nell'esilio i Saharawi hanno dato vita ad una delle esperienze organizzative e di progresso sociale e civile più straordinarie della storia moderna in uno dei deserti più inospitali della terra, quello dell'Hammada di Tindouf, dove la temperatura in luglio e agosto supera 60° e d’inverno cala sotto lo zero.Dopo i primi anni di obiettiva difficoltà il Fronte POLISARIO è riuscito a realizzare il modello organizzativo di quello che sarà il futuro Stato indipendente. Ciò che colpisce il visitatore che si reca agli accampamenti è il livello di efficienza, l'estrema dignità delle strutture e delle tende-abitazione, l’atmosfera orgogliosa e determinata che vi si respira, il ruolo fondamentale, insolito per una società islamica, della donna, la vita armoniosa in comunità, tutti per tutti, e l'intensa operosità per evitare quel degrado fisico e mentale portatore della remissività e del vittimismo che potrebbero pericolosamente condurre ad una società basata esclusivamente sull'assistenzialismo. La popolazione degli accampamenti è divisa in quattro wilayas che, come unità amministrative, corrispondono alle nostre province. Ogni provincia comprende sei dairas, i comuni, tranne la wilaya di Dakhla che è composta da sette comuni, Le wilayas e le dairas portano i nomi di città e località del Sahara Occidentale attualmente occupate dalle truppe marocchine. Questo per sottolineare lo stretto legame con la propria terra di origine. Le wilayas sono quelle di El Ayoun (comprendente le dairas di Hagunia, Tcera, Amgala, Dora, Guelta e Bou Craa), Ausserd (con i comuni di Bir Genduz, Zug, Miyek, Tichla, Aguenit e La Guera), Smara (dairas di Mahbes, Farsia, Tifariti, Bir Lehlu, Gderia, Hausa) e Dakhla (comuni di Argub, Bir Enzaran, Ain Beda, Glabat al Fula, Oumdreiga, Boujdour e Zarefia).



Ogni comune, diviso in quattro quartieri, conta circa 10.000 abitanti in gran parte donne, anziani e bambini, considerato che gli uomini sono al fronte. La differenza di queste cifre da quelle del censo spagnolo dipendono dalla presenza di Saharawi provenienti da tutta la regione e, principalmente, dal vertiginoso aumento delle nascite avutosi in questi anni. Esistono poi delle istituzioni di rilevanza nazionale che si sono sviluppate in modo tale, per la presenza delle persone che vi lavorano e dei loro familiari, da acquisire una notevole importanza per numero di abitanti: sono i casi dell'Istituto professionale per donne "27 febbraio", delle scuole nazionali "9 giugno" e "12 ottobre" e dell'ospedale nazionale. Questi istituti portano i nomi di date storiche per i Saharawi: il "27 febbraio" ricorda la proclamazione della RASD, il "9 giugno" rievoca il martirio del fondatore del Fronte POLISARIO El Uali Mustafa Sayed e il " 12 ottobre" fa riferimento alla riunione di Ain Bin Tili nel 1975 dove la nuova generazione, rappresentata dal Fronte POLISARIO, si incontrò con i tradizionali leaders saharawi riuscendo a raggiungere l'unità nazionale riguardo la necessità dell'indipendenza per il progresso del paese. Le tende che si vedono agli accampamenti non sono le tradizionali e spaziose jaimas di lana e pelli di capra e di cammello, ma normali tende da "campagna" che offrono rifugio, ognuna a un nucleo familiare. Vicino alle tende ogni famiglia ha costruito alcuni piccoli ambienti, in mattoni d'argilla, che fungono da cucina e da abitazione per i mesi più freddi. L'illuminazione è fornita da lampade a gas facilmente reperibili in Algeria così come le bombole che alimentano i fornelli per le cucine. Alcuni edifici, come le receptions destinate all'ospitalità delle delegazioni e gli ospedali, godono dell'apporto di gruppi elettrogeni che sono in funzione solo alcune ore al giorno.


Nell'ottobre 1994 un improvvisa quanto eccezionale inondazione ha cancellato la wilaya di El Ayoun arrecando gravissimi danni anche alla wilaya di Smara ed al nucleo abitato sorto intorno la scuola "27 febbraio": oltre a otto vittime, dobbiamo registrare la morte di centinaia di animali indispensabili per l’economia di sussistenza dei Saharawi (capre e cammelli) e il danneggiamento irreparabile di migliaia di tende che ha lasciato più di 10.000 famiglie senza riparo per affrontare il duro inverno nel deserto. Come accennato in precedenza i campi sono quasi esclusivamente abitati da donne, vecchi e bambini (gli uomini, per lo più al fronte, tornano in famiglia per brevi periodi solo ogni quattro mesi) e quindi la loro organizzazione è in mano alle donne che, normalmente, presiedono i cinque Comitati popolari che esistono in ogni daira. Come i nostri assessorati, i Comitati popolari individuano i settori più rilevanti delle necessità e delle attività svolte all’interno di una comunità ma, a differenza della nostra tradizione, fra i Saharawi tutti gli abitanti di una daira fanno parte dei comitati ed ogni persona dà il proprio contributo a favore della collettività nel campo che preferisce. Negli accampamenti ognuno svolge una mansione per la comunità ricevendo in cambio la certezza di un sostegno collettivo, indispensabile per sopravvivere nel deserto. Legati al problema dell'alimentazione e di un'economia di sussistenza si collocano gli sforzi nel campo, della produzione e della diffusione di un'educazione economica fra la popolazione. In quest'ottica va spiegata l’agricoltura nel deserto che, pur restando molto al di sotto del fabbisogno reale, è considerata importante perché fornisce vitamine fresche ai più bisognosi.

Essa è inoltre il terreno di sperimentazione di quelli che dovranno essere i criteri e le tecniche di produzione agricola una volta tornati nel Sahara Occidentale; attualmente esistono un orto per ogni wilaya e un complesso agricolo nazionale polivalente accompagnato da un interessante progetto di allevamento di polli (oltre 30.000). Sono molto importanti anche gli allevamenti di cammelli e capre e quelli sperimentali di bovini; ogni famiglia possiede alcune capre, tenute in appositi recinti all'esterno della daira. Negli accampamenti non circola normalmente moneta; solo ultimamente il Fronte POLISARIO ha introdotto valuta algerina, per educare le persone all'uso del denaro, ed ha favorito la nascita di piccoli empori in ogni comune. Un problema di primaria importanza è quello della reperibilità dell'acqua. Attualmente pozzi di un certo rilievo si trovano nella località di Rabuni (in dialetto significa "rubinetto"), dove sono situati i principali ministeri della RASD, e nelle wilayas di Dakhla e El Ayoun; un servizio giornaliero di autobotti serve le provincie di Smara e Auserd, rifornendo le numerose cisterne disseminate in tutte le dairas. L'organizzazione dei campi si completa con l'amministrazione comunale e provinciale affidata ai sindaci, ai governatori ed ai responsabili dei Comitati, eletti ogni anno dai Congressi popolari di base. Cellule e sezioni del Fronte POLISARIO sostengono il lavoro delle singole amministrazioni grazie ad un'intensa attività di confronto e dibattito con la popolazione, sui problemi quotidiani e sull'evoluzione politica della causa.


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